fatalità

Gianni, fermo sullo zerbino, prese le chiavi dalla tasca. Le osservò  senza vederle, con uno sguardo vuoto. Il suo pensiero veleggiava verso altre destinazioni: ormai aveva deciso, non avrebbe esitato, questo era il momento, oggi il giorno. Non si era neppure reso conto, perso com’era nelle proprie elucubrazioni, del passaggio dei vicini che lo scrutavano incuriositi non comprendendo la sua strana inspiegabile immobilità. Quell’insopportabile ritornello … Continua a leggere fatalità

da “Le braci” – Sàndor Màrai

“Ma in fondo all’animo nascondevi un impulso spasmodico: il desiderio di essere diverso da quello che eri. E’ il tormento più crudele che il destino possa riservare a un uomo. Essere diversi da ciò che siamo, da tutto ciò che siamo, è il desiderio più nefasto che possa ardere in un cuore umano. Giacché l’unico modo per sopportare la vita è quello di rassegnarci ad … Continua a leggere da “Le braci” – Sàndor Màrai

da: Il mantello, Marcela Serrano

II mantello di Clara Sandoval. O era un plaid. O una coperta. Mantello, plaid o coperta, non importa, servono tutti a coprire, nascondere, scaldare, proteggere. Un involucro di pietà. Tanti quadrati o rettangoli uniti tra di loro, alcuni ormai sfilacciati, scintille di colore, petardi di un giorno di festa, verdi, rossi, bianchi stampati, marrone, viola, uno nero qui, uno rosa là, stretti gli uni agli … Continua a leggere da: Il mantello, Marcela Serrano

Dubbi esistenziali

La mia amica Patrizia, detta Patty, è ricca, molto ricca. Proviene da una famiglia modesta, anche se, negli anni sessanta, avere i genitori impiegati e non operai già ti collocava un gradino più in alto nella scala (fantozziana) delle classi sociali del dopo guerra. Si innamorò ricambiata, di un ruspante imprenditore del settore commercio. Il matrimonio che seguì rappresentò la sua vera fortuna economica La … Continua a leggere Dubbi esistenziali

All’ultimo passo

“Non voglio crepare”. Non mi aveva nemmeno salutato, Roberto, dopo l’annuncio della madre: “C’è la dottoressa”. “Sappia che ho chiesto di lei e non del prete perchépreferisco una strizzacervelli alle panzane ridicole di chi sa solo blaterare di un essere supremo che ti mette alla prova. Peccato che io non voglia crepare. Non sono pronto. Come scrive un suo collega? ‘Essere di fronte alla morte … Continua a leggere All’ultimo passo

La gabbia dorata (visita al villaggio operaio di Crespi d’Adda)

Domani traslochiamo. Papà sarà assunto alla filanda e avremo una casa tutta per noi…in cambio… delle nostre vite. Lascerò gli amati campi; finite le scorribande lungo il frutteto e le corse con Pallina, la mia cagnolina; mai più soste all’ombra dei covoni, né ciliegie sulle orecchie. Ho 12 anni e dovrò lavorare nella fabbrica. Mia sorella Anna che di anni ne ha otto, comincerà al … Continua a leggere La gabbia dorata (visita al villaggio operaio di Crespi d’Adda)

Premi

Non ricordo esattamente come fu. Preannunciato da un breve trillo del campanello di casa, uno sconosciuto si presentò un giorno alla porta. Aveva l’aspetto di un fattorino di Amazon. Senza troppi convenevoli mi allungò una busta di colore arancione preannunciandomi la vincita del premio di un non meglio precisato concorso. Rimasi con un’espressione ebete quando lo ringraziai richiudendo l’uscio: non ricordavo di aver partecipato ad … Continua a leggere Premi

Nella nebbia d’ottobre (lipogramma in E)

BRUMA OTTOBRINA Bruma ottobrina trascolora in rosa il rosso. Pari al rostro sotto l’ala, avvolto dall’intimo calduccio, il cor privo di un domani, ampio, dal battito profondo, sta raccolto, gonfio, assorto, lo sguardo all’attiguo. Scorrono lucciconi, dolci, si domanda quando all’oblio donò tant’armonia a lui intorno. Versione originale di Juan Ramon Jimenez Nella nebbia d’ottobre tutto il rosso è rosa. Con il becco sotto l’ala, … Continua a leggere Nella nebbia d’ottobre (lipogramma in E)

Da: Il libro dell’inquietudine (F. Pessoa)

Vedo che la giornata limpida e immobile, ha un cielo positivo, di un azzurro meno chiaro dell’azzurro profondo. Vedo che il sole. leggermente meno dorato di prima, infiamma di riflessi umidi i muri e le finestre. Mi rendo conto che, nonostante non ci sia vento, o brezza che lo ricordi e lo neghi, nella città indefinita dorme tuttavia una frescura sveglia. Mi rendo conto di … Continua a leggere Da: Il libro dell’inquietudine (F. Pessoa)