Premi

Non ricordo esattamente come fu.

Preannunciato da un breve trillo del campanello di casa, uno sconosciuto si presentò un giorno alla porta.

Aveva l’aspetto di un fattorino di Amazon.

Senza troppi convenevoli mi allungò una busta di colore arancione preannunciandomi la vincita del premio di un non meglio precisato concorso.

Rimasi con un’espressione ebete quando lo ringraziai richiudendo l’uscio: non ricordavo di aver partecipato ad alcun gioco a premi.

Dalla busta fece capolino un unico piccolo foglio, privo di riferimenti o loghi (il che non fu d’aiuto alla mia memoria), sul quale erano stampate, in piccoli caratteri, le concise istruzioni: “scrivi qui il tuo desiderio; qualunque esso sia, sarà esaudito! Passerà domani l’incaricato al ritiro”.

Mi sentivo come colui che aveva strofinato la magica lampada.

Concentrato com’ero sui desideri, si interruppero velocemente le elucubrazioni circa l’origine del concorso.

Senza dubbio ci sarà un limite di spesa da rispettare, pensai.

E se così non fosse? Cosa potrei desiderare?

Villa con piscina? Automobile d’epoca? Un viaggio intorno al mondo? Intervento di chirurgia estetica?

Ancora di più: una carta di credito illimitata? la vita eterna? Un viaggio nello spazio profondo?

E se fosse una burla?

Passai la notte insonne tormentato dal dubbio e dall’indecisione.

Quante volte avrò detto “ah! come vorrei…” e ora? Volevo troppo oppure in fondo non avevo mai veramente, profondamente, desiderato qualcosa?

La luce dell’alba mi scosse dall’annichilimento in cui ero sprofondato.

Presi la mia decisione con la convinzione che si trattasse dello scherzo degli amici buontemponi che sicuramente si stavano divertendo alle mie spalle.

Puntuale il fattorino passò il giorno seguente.

Tornò quando ormai avevo rimosso l’intera vicenda, da me liquidata come uno sciocco divertissement della solita combriccola, consegnandomi un pacco avvolto nella consueta vivace carta color arancio.

Ero stato al gioco e avevo elaborato una richiesta decisamente irrealizzabile. “Vedremo come se la caveranno gli amici” mi ero detto.

Strappai l’allegro involucro e mi ritrovai tra le mani una scatola cilindrica di circa dieci centimetri d’altezza.

Sorrisi malizioso. Sarà vuota, pensai, oppure ne uscirà uno di quegli stupidi pupazzi con la molla e la faccia da inquietante clown, che fanno sobbalzare per la sorpresa; magari c’è pure una piccola telecamera all’interno che riprende le mie smorfie; sai quante risate si faranno.

Trovai invece un oggetto avvolto da una leggera carta dalla consueta brillante tonalità.

Scartai.

Ero sorpreso.

Si trattava di uno specchio, il classico specchio che si utilizza per la rasatura.

Sul fondo della scatola giaceva un anonimo biglietto: “Desiderio esaudito: conoscere l’origine del bene e del male”.

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