Pioggia d’autunno (lipogramma in E)

Qual incanto, pioggia d’autunno, trasformarmi in foglia avida d’acqua sino al picciolo congiunto al ramo, ramo abbracciato al tronco, tronco abbarbicato al suolo; tu, pioggia, fra i profondi condotti scorri, ti spandi, placando l’arido affanno. Ascolto il tuo annuncio di un rigido riposo: fra non molto la foglia cadrà d’una ramata tinta, al fango sarà commista, ma poi nutrirà il tronco valicando radici immobili, sino … Continua a leggere Pioggia d’autunno (lipogramma in E)

Lucio Anneo Seneca, “De tranquillitate animi”

È importante sapersi ritirare in se stessi: un eccessivo contatto con gli altri, spesso così dissimili da noi, disturba il nostro ordine interiore, riaccende passioni assopite, inasprisce tutto ciò che nell’animo vi è di debole o di non ancora perfettamente guarito. Vanno opportunamente alternate le due dimensioni della solitudine e della socialità: la prima ci fa farà provare nostalgia dei nostri simili, l’altra di noi … Continua a leggere Lucio Anneo Seneca, “De tranquillitate animi”

fatalità

Gianni, fermo sullo zerbino, prese le chiavi dalla tasca. Le osservò  senza vederle, con uno sguardo vuoto. Il suo pensiero veleggiava verso altre destinazioni: ormai aveva deciso, non avrebbe esitato, questo era il momento, oggi il giorno. Non si era neppure reso conto, perso com’era nelle proprie elucubrazioni, del passaggio dei vicini che lo scrutavano incuriositi non comprendendo la sua strana inspiegabile immobilità. Quell’insopportabile ritornello … Continua a leggere fatalità

da “Le braci” – Sàndor Màrai

“Ma in fondo all’animo nascondevi un impulso spasmodico: il desiderio di essere diverso da quello che eri. E’ il tormento più crudele che il destino possa riservare a un uomo. Essere diversi da ciò che siamo, da tutto ciò che siamo, è il desiderio più nefasto che possa ardere in un cuore umano. Giacché l’unico modo per sopportare la vita è quello di rassegnarci ad … Continua a leggere da “Le braci” – Sàndor Màrai

da: Il mantello, Marcela Serrano

II mantello di Clara Sandoval. O era un plaid. O una coperta. Mantello, plaid o coperta, non importa, servono tutti a coprire, nascondere, scaldare, proteggere. Un involucro di pietà. Tanti quadrati o rettangoli uniti tra di loro, alcuni ormai sfilacciati, scintille di colore, petardi di un giorno di festa, verdi, rossi, bianchi stampati, marrone, viola, uno nero qui, uno rosa là, stretti gli uni agli … Continua a leggere da: Il mantello, Marcela Serrano

Dubbi esistenziali

La mia amica Patrizia, detta Patty, è ricca, molto ricca. Proviene da una famiglia modesta, anche se, negli anni sessanta, avere i genitori impiegati e non operai già ti collocava un gradino più in alto nella scala (fantozziana) delle classi sociali del dopo guerra. Si innamorò ricambiata, di un ruspante imprenditore del settore commercio. Il matrimonio che seguì rappresentò la sua vera fortuna economica La … Continua a leggere Dubbi esistenziali

All’ultimo passo

“Non voglio crepare”. Non mi aveva nemmeno salutato, Roberto, dopo l’annuncio della madre: “C’è la dottoressa”. “Sappia che ho chiesto di lei e non del prete perchépreferisco una strizzacervelli alle panzane ridicole di chi sa solo blaterare di un essere supremo che ti mette alla prova. Peccato che io non voglia crepare. Non sono pronto. Come scrive un suo collega? ‘Essere di fronte alla morte … Continua a leggere All’ultimo passo

La gabbia dorata (visita al villaggio operaio di Crespi d’Adda)

Domani traslochiamo. Papà sarà assunto alla filanda e avremo una casa tutta per noi…in cambio… delle nostre vite. Lascerò gli amati campi; finite le scorribande lungo il frutteto e le corse con Pallina, la mia cagnolina; mai più soste all’ombra dei covoni, né ciliegie sulle orecchie. Ho 12 anni e dovrò lavorare nella fabbrica. Mia sorella Anna che di anni ne ha otto, comincerà al … Continua a leggere La gabbia dorata (visita al villaggio operaio di Crespi d’Adda)