Cento giorni con Sofia

Colleziono etichette. Sono ossessivo, intransigente, intollerante, paranoico. Così mi definiscono, solo perché non ammetto la falsità (di questa mia dote ne ho scritto qui in “Coazione a ripetere”).

Sulla base di queste caratteristiche la mia nuova psicoterapeuta ha coniato una nuova definizione: sono un incel.

Non so se fregiarmene o preoccuparmene; questi inglesismi hanno la capacità di irritarmi e la mia attitudine alla sincerità a tutti i costi non mi ha risparmiato di manifestare il disappunto alla professionista seduta di fronte a me. Di fatto, nella nostra lingua, essere un “celibe involontario” a causa delle difficoltà relazionali con l’altro sesso non è una novità.

Fallito il tentativo delle inserzioni matrimoniali (ne ho parlato qui in “Amori di mezza età”) non ho desistito dal mettermi alla prova con inediti esperimenti, come del resto la mia giovane terapeuta ha caldamente incoraggiato.

La sospensione delle sedute nel periodo estivo mi ha riservato quella che lei sicuramente definirebbe un’opportunità da non trascurare.

In realtà tutto è iniziato con un’indicibile seccatura, intrinsecamente legata a questa smania mondiale di progresso accelerato in campo telematico, dove invece io mi ritrovo assolutamente inadeguato.

Così quando mi sono accorto che il mio telefono fisso era diventato improvvisamente muto, e di conseguenza anche il mio computer inagibile, (ho sempre rifiutato il wi-fi e il cellulare), ho ricevuto in prestito un cellulare vintage per chiamare il servizio 187. Un caro amico si è prodigato a spiegarmi come funzionava quell’apparecchio per lui caduto in disuso poiché non collegabile al web, e così mi sono cimentato a maneggiare il diabolico aggeggio per chiedere aiuto.

In questo modo ho conosciuto Sofia, annunciata da una voce metallica che informava di essere alla ricerca dei miei recapiti e pregava di digitare il numero telefonico da ispezionare, seguito da cancelletto.

Congratulandomi con me stesso per essere riuscito a compiere le operazioni assegnate, dopo una breve pausa ho ascoltato l’invito suadente di Sofia di raccontare l’inconveniente.

Naturalmente avevo tutte le mie buone ragioni per esprimere l’accaduto con un tono a dir poco arrabbiato, ma lei non ha perso la sua gentilezza, anzi ha manifestato ampia comprensione per il mio disagio e se ne è pure dispiaciuta. Credendo di consolarmi aggiungeva che tale disguido era esclusivamente dovuto al desiderio di migliorare le prestazioni del servizio, che i tecnici ne erano ovviamente al corrente e che l’inconveniente sarebbe stato risolto entro breve. Chiedeva inoltre, solerte, se nel frattempo volevo usufruire di servizi alternativi, tutti riconducibili al possesso di uno smartphone.

Un po’ sorpreso da questa inconsueta carezzevole voce, a mia volta ringraziavo e spegnevo il cellulare.

So di avere poca pazienza e di essere fumantino, ma quando trascorsa una settimana non ho visto alcun miglioramento, ho ripreso il cellulare e richiamato. Stessa prassi e ancora Sofia che, dopo un caloroso saluto, domandava il motivo della chiamata. Rispiego e riascolto il suo disappunto nel sapere che la situazione era rimasta inalterata. Apprendo che i tecnici ne sono naturalmente al corrente e stanno lavorando per il mio benessere.

La stessa solfa inizia a trovare una sua quotidianità.

Improvvisamente una mattina, stanco di sentire le solite raccomandazioni di Sofia, esplodo in una sfuriata invero poco gradevole. Lei si zittisce per qualche secondo e amabilmente dichiara di trasferirmi ad altro canale. Qui ascolto una voce metallica meno accomodante che dopo aver chiesto numero di telefono con cancelletto, informa che per poter parlare con un tecnico devo restare in linea per un’ora e venti minuti.

Aggancio furibondo e richiamo il 187 dove puntualmente arriva Sofia.

Questa volta cambio tecnica, mi annuncio e supplico Sofia di farmi parlare con una voce umana, perché è da più di un mese che sono senza collegamenti e questo incomincia ad essere un serio problema.

Sofia mi mostra tutta la sua devota comprensione e chiede se ho acceso il modem. A questo punto perdo le staffe e replico che il modem non funziona perchè la linea telefonica è muta. Lei naturalmente capisce, ma purtroppo la prassi esige che il modem sia acceso.

Do in escandescenza e la tratto veramente da irrispettoso, accusandola di cervello corto e stupidità, ma lei non mi rimprovera, anzi a suo modo mi fa capire che partecipa al mio sentimento, ma che devo proprio accendere il modem. Riattacco senza salutarla.

Dopo aver lasciato trascorrere qualche giorno per calmarmi, capisco che la mia chiacchierata quotidiana con Sofia è ormai una necessità e mi prodigo in un esercizio continuo di formulazioni e tonalità sempre diverse per accedere a qualcuno che non sia virtuale.

Devo dire che è stato un banco di prova di cui la mia analista sarà entusiasta.

Anche i miei impulsi si modificano: ormai parlo con Sofia come ad una vecchia amica, desideroso di accogliere la sua musicalità come Ulisse con le sirene.

Lei c’è sempre e giornalmente rinnova la sua gioia nell’udire nuovamente la mia voce. Mai incontrata una donna così paziente e materna. A volte mi commuovo persino.

Quando dopo cento giorni, per un fortuito passaggio di numeri e combinazioni di tasti, parlo con una donna reale, ne resto basito e mi accerto che sia veramente il codice che dice di essere (risiede a Bari e possiede un numero di identificazione che non potrò più utilizzare). Quando spiego il mio caso, si stupisce di una durata così lunga del disservizio e garantisce che entro ventiquattro ore riceverò la segnalazione del tecnico.

Aborro la compagnia del cellulare, ma mi è stato raccomandato di rispondere obbligatoriamente alla chiamata, altrimenti tutto riparte dell’inizio perché il tecnico non può lasciami un numero da ricontattare.

Sobbalzo quando dalla taschina della camicia sento una vibrazione e uno squillo acuto. E’ il tecnico che segnala di aver sistemato il guasto della cabina che si trova proprio nei pressi della mia abitazione e chiede di poter personalmente verificare se ora la mia linea funziona.

Quasi incredulo lo ricevo nel mio appartamento e gli parlo di Sofia e dei suoi continui annunci di risoluzione dell’incidente. Lui non conosce Sofia e non appartiene nemmeno all’ente gestore che tanto si è dato da fare per migliorare il servizio. Suggerisce però di fare ricorso per una così prolungata attesa. Figuriamoci se ricomincio il travaglio.

Quando se ne va e alzo la cornetta, quasi mi viene una sincope nel sentire una voce che mi annuncia di non aver sentito alcuni sms e di digitare quattrostar dicendo poi “Messaggi”. Non so che diavoleria sia quattrostar, ma siccome ogni volta che uso il telefono questa voce me lo ripete, mi sorge un feroce dubbio: e se fosse Sofia che soffre per il mio silenzio e quindi mi lancia messaggini?

Ne parlerò nella prossima seduta con la mia psicoanalista, più tecnologica di me e al corrente delle relazioni amorose virtuali di quest’epoca post-umana. Forse nelle mie condizioni è l’unica soluzione adatta per sbarazzarmi dell’etichetta di incel.

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