Tiro mancino

Il corpo galleggiava nell’acqua dell’ansa del fiume confinante con la zona rurale di Suzzara, nella bassa mantovana.

Si trattava di una delle gemelle Soprani.

Il rumoroso ticchettio del telex aveva improvvisamente spezzato la quiete del pomeriggio di un’afosa e oziosa domenica dell’11 luglio, quando l’ispettore Occhiuti di turno nel suo ufficio, davanti al ventilatore e sfogliando la Gazzetta dello Sport, contava le ore all’inizio dei Mondiali di calcio, in attesa dell’esito della partita Italia-Germania Ovest.

– Cristo, finale calcistico rovinato – sbottò leggendo la missiva e asciugandosi il sudore dalle pieghe del collo.

Le gemelle Sabrina e Samuela, poco meno che trentenni, di famiglia altolocata, praticamente identiche, di una bellezza sfolgorante erano apprezzate e note nel poco distante e rinomato Borgo Quindici. Entrambe laureate in Giurisprudenza, la prima svolgeva praticantato nel prestigioso studio del notaio Ruggiero, mentre la seconda aveva risollevato le sorti della palestra di quartiere diventando personal trainer: i clienti, attirati come mosche sul miele, aspiravano a un fisico scultoreo simile a quello dell’allenatrice o, più realisticamente, a percepire le sue mani correggere il corpo.

Le due sorelle omozigoti condividevano, oltre all’aspetto, stile di vita e carattere. Ben consapevoli del loro fascino, come mantidi religiose, dopo approcci più ravvicinati con i corteggiatori sceglievano un’altra vittima. Non fosse stato per eleganza, intelligenza e garbo del loro modo di essere si sarebbe potuto equivocare sulle loro abitudini, ma l’incantamento esercitato era tale che chiunque, parlando di loro, esprimeva pareri più che favorevoli.

Intimamente legate, trovavano una costante presenza di sé nell’altra: non esistevano segreti e una sorprendente complicità le divertiva nel progettare, non raramente, scambi di persona all’insaputa dell’ignara vittima. Perché era praticamente impossibile distinguerle se non per un piccolo, pressoché insignificante, particolare.

Samuela, accanita sportiva, cercava di trascinare nella sua passione la sorella, ma Sabrina in questo campo non la seguiva con analoga dedizione. Di domenica, tuttavia, era solita fare una lunga passeggiata nella natura.

– Il miglior modo per disintossicarsi il cervello – sosteneva.

Occhiuti arrivò sul luogo del ritrovamento poco dopo la Scientifica, a operazioni di delimitazione dell’area e riprese fotografiche già concluse.

– Si tratta di probabile suicidio – comunicò il medico legale indicando gli oggetti depositati sulla sponda del canale.

In meticoloso ordine erano ripiegati uno sull’altro slip, reggiseno, canotta, pantaloncini e, sul lato destro della pila, un flacone vuoto di Seropram e un foglio azzurro con la scritta in stampatello Perdonatemi.

Sulla riva anche una bicicletta e un paio di Adidas..

– Era nuda? – domandò Occhiuti.

– Sì, prona. Il corpo è già stato inviato all’autopsia. Ho rilevato un ematoma sulla nuca, non compatibile col gesto – precisò il Dottor Raimondi.

L’ispettore rammentò vagamente le parole della psicologa profiler “Il corpo nudo e il volto non visibile del suicida rivelano un sentimento di vergogna da espiare”.

Allo squillo del campanello di Villa Soprani, una sconvolta Samuela dagli occhi rossi e gonfi ricevette Occhiuti, il quale, dopo brevi parole di circostanza, iniziò un rapido approfondimento sulle ultime giornate di Sabrina.

– Guardi, mia sorella non si sarebbe mai suicidata. Amava troppo la vita ed era terrorizzata dall’idea di morire. Insieme eravamo felici, ci raccontavamo tutto, ma proprio tutto. Non esistevano segreti fra di noi. Eravamo due corpi ma un’unica anima, una doppia forza contro ogni avversità. … Sì, decisamente era successo qualcosa di insolito. Aveva recentemente abortito -.

All’alzata di sopracciglio di Occhiuti continuò:

– Sabrina aveva una relazione con Sergio Ruggiero e sua moglie l’aveva scoperto. Oh, tutti sanno che Soprani è un tombeur de femmes, pure la moglie probabilmente non tiene più il conto delle corna. Ma Sabrina non mi ha detto subito della gravidanza e della decisione di non tenere il bambino. Ecco vede, questa è stata l’unica volta che l’ha fatto con ritardo. Quando mi ha raccontato di aver abortito era un po’ preoccupata perché in ospedale aveva incrociato la Dott.ssa Randelli proprio accanto al reparto Ginecologia da cui era appena uscita dopo l’intervento. Sì certo, poteva benissimo aver effettuato una visita normale, ma Sabrina era certa che la Randelli, essendo il primario di Radiologia, poteva tranquillamente verificare il motivo della sua presenza lì, scoprire tutto e minacciare di farle perdere il posto di lavoro. Immagino lei conosca la fatica di arrivare a coprire la carica di notaio. Sabrina ci teneva moltissimo a superare i diciotto mesi del praticantato, ma rifiuto l’idea che possa essersi ammazzata per colpa della carriera. Sono piuttosto convinta che la Randelli l’abbia costretta a drogarsi per simulare un suicidio. Così, eliminandola, si è pure vendicata della sua incapacità di figliare -.

La dott.ssa Randelli, infatti, aveva percorso tutte le strade possibili per diventare madre, senza riuscirci. Insoddisfatta del rapporto col marito notaio, ne tollerava tuttavia ogni leggerezza, sublimando le proprie frustrazioni nella professione e raggiungendo in breve tempo l’apice della carriera: chiunque avesse a che fare con lei ne ammirava capacità e gentilezza.

A riguardo del notaio Ruggiero, invece, pur disprezzandoli, nessuno osava mettere in discussione più di tanto i suoi atteggiamenti libertini.

A ben conoscerlo, non si poteva negare la sua competenza, ma ciò non oscurava la sua vera natura di vanesio, narcisista, scarsamente empatico.

L’opinione corrente era che i ricchi si concedono e perdonano tutto, pur di conservare il loro status.

Dall’incontro col notaio Occhiuti non ricavò particolari ragguardevoli. Impeccabile e distinto nel suo completo di lino grigio perla con cravatta blu notte, confermò senza esitazioni la relazione con Sabrina, ma negò la conoscenza dell’interruzione di gravidanza.

– Non mi aveva detto niente, altrimenti avrei fatto qualcosa, non so … darle dei soldi, accompagnarla …-.

La Randelli, invece, ammise i sospetti di Sabrina.

– Immaginavo che mio marito non sarebbe stato insensibile al fascino della sua tirocinante Me ne parlava sempre in termini entusiastici. Gelosa? No, siamo arrivati a vent’anni di vita insieme e le occasioni per dire finiamola non sono mancate. Mio marito è così. Io non gli basto ma alla fine è con me che resta. Quando ho visto Sabrina nei corridoi della Ginecologia, sono rimasta incuriosita dal suo viso pallido e, sì, sono andata a verificare la sua cartella. Che dirle? La legge sull’aborto le ha risparmiato ben altro tipo di intervento. Sì, lo confesso, non mi fa certo onore ma ci sono rimasta male. Il destino a volte è crudele: lei incinta se ne sbarazza e io… Pensi che stupida sono, mi ha persino sfiorato l’idea di proporre un’adozione se le cose fossero andate diversamente -.

Il giorno seguente, dopo una notte in bianco – memorabile quel 1982 in cui l’Italia aveva inaspettatamente sconfitto la Germania Ovest – Occhiuti incontrò la madre delle gemelle.

– Io e mio marito siamo orgogliosi di loro. Nonostante la voglia di libertà e leggerezza, hanno sempre perseguito con diligenza impegni di studio e di lavoro. Sabrina voleva aprire un suo ufficio e Samuela una palestra di pilates. Ambiziose ma non egoiste. Stento a credere al suicidio, ma non saprei chi ritenere responsabile della sua morte. Non mi pare proprio avesse nemici, Relazioni sentimentali? Non mi risulta. Come le dicevo tante amicizie, tanti ragazzi in transito, ma nessun rapporto fisso. E’ come se dal punto di vista affettivo le due gemelle bastassero a sé stesse. Ho paura delle reazioni di Samuela dopo lo shock del trauma -.

Seguì un’articolata digressione sugli aspetti fusionali tipici dei gemelli e la loro difficoltà di differenziazione, di cui la madre si sentiva parzialmente colpevole per non aver agevolato durante la crescita lo sviluppo di individualità distinte.

Sul tavolo dell’ufficio Occhiuti trovò la relazione del Dr. Raimondi corredata dalle fotografie. L’ematoma provocato da un forte trauma aveva prodotto un’emorragia interna, causa principale del decesso.

Borbottando contro l’afa e i chili di troppo, con le fotografie in mano, l’ispettore alzò la cornetta del telefono.

– Federica, ho bisogno di una tua consulenza per un caso di omicidio -.

Fu poi il turno di Samuela per la firma della deposizione in Questura.

– E’ proprio necessario? Non sono in forma – rispose l’interpellata.

– Saremo veloci. E’ solo una formalità -.

Samuela restò ferma davanti all’armadio aperto. Anche lei quella notte non aveva dormito e non certo per la partita.

L’immagine di domenica non le usciva dalla mente. Sabrina, la sua metà, in tenuta sportiva, pronta per il suo jogging, le aveva svelato ciò che aveva tenuto nascosto per giorni. Assenza di mestruazioni, test di gravidanza e, infine, aborto. E il timore della vendetta della Randelli.

Samuela non credeva alle sue orecchie. Quante volte avevano riso di Ruggiero, dopo gli scambi segreti negli incontri intimi seguiti a cene post-lavorative.

– Sei rimasta incinta e non mi hai detto niente –

– Te lo sto dicendo ora. Che cosa cambia? –

– Se me l’hai tenuto nascosto evidentemente vuol dire che non era vero che di Ruggiero non t’importava un cazzo! –

– Non dire stronzate. Potrò una volta tanto nella vita interrogarmi e decidere da sola del mio destino –

– Sei una bastarda, è il peggior tradimento che potessi farmi. E io che mi sono sempre prestata al gioco dello scambio convinta di divertirci alle spalle di quel bellimbusto … Chissà, magari adesso salta fuori che te ne sei anche innamorata! Come potrò mai fidarmi ancora di te? –

E poi quello spintone rabbioso. Sabrina che perde l’equilibrio e cade all’indietro picchiando la nuca sullo spigolo del tavolino. Rimane immobile.

– Sabri, Sabri, per l’amor di Dio rispondi, non fare la scema –

Il tempo pare essersi fermato. Davanti alla gemella morta Samuela inspira ed espira lentamente per rallentare i battiti del cuore.

– Merda, che ho fatto, che ho fatto, Calma, devi stare calma –

Guarda l’orologio.

In pochi minuti di lucida follia delinea il da farsi. La Randelli, la gelosia, la vendetta … ingredienti più che validi per un’istigazione al suicidio.

Guarda sulla scrivania, prende un foglio e ci scrive qualcosa.

Poi trascina il corpo verso il garage. La casa è vuota, sale le scale, entra in bagno, preleva dall’armadietto farmacia il flacone del farmaco usato nel passato dalla madre, vuota il contenuto nel water e tira lo sciacquone.

Torna in garage, carica il cadavere nel bagagliaio dell’auto, aggiunge la bicicletta e guida verso il vicino canale. Spoglia Sabrina, la fa scivolare a pancia in giù nell’acqua, deposita i suoi vestiti sulla sponda, aggiunge la lettera e il flacone di Seropram, lascia la bicicletta e scarpe vicino alle canne di bambù.

Risale in macchina e come trasognata torna a casa.

– Sua madre è depressa? – domanda Occhiuti a Samuela.

– Lo è stata qualche anno fa, poi si è ripresa. Ora, con la morte di Sabri non so…-

– E’ singolare perché vede, il flacone ritrovato sulla riva del canale portava come scadenza il 1980. Difficile che un primario ospedaliero tenga nella sua farmacia prodotti scaduti. Mah! Intanto mi può firmare per favore la copia della sua deposizione? –

Occhiuti osserva Samuela mentre firma. Sul polso è tatuata una minuscola S, identica a quella sulla mano destra di Sabrina.

– Ben attente a non usarlo come contrassegno, eh? –

– Scusi? –

– Le mamme … durante il nostro incontro sua madre mi ha molto raccontato di voi, della vostra infanzia. Ha riconosciuto a se stessa l’errore di stare al gioco del doppio: stesso abbigliamento, stessa pettinatura, stessi studi. Solo una cosa non è riuscita a modificare: il mancinismo di Sabrina, particolare che tutto sommato solo pochissimi potevano conoscere. Vede? Se sua sorella si fosse tatuata l’iniziale del nome sul polso sinistro sarebbe stato facilissimo identificarvi.

Ma c’è dell’altro. La nostra psicologa è anche grafologa forense e ha riscontrato che quel Perdonatemi è stato scritto da un destrimane. A questo punto ci sono più elementi che non mi tornano: mancinismo, flacone scaduto, ah, l’ordine degli oggetti ritrovati … flacone e foglio avrebbero dovuto essere riposti sul lato sinistro degli indumenti e non viceversa. Sa? Credo proprio che dovremo approfondire con un altro interrogatorio -.

(Poteva una scritteriata resistere all’invito di scrivere un racconto di 10.000 caratteri con un incipit già dato? “Il corpo galleggiava nell’acqua”)

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