Pentitevi!

Passeggiavo distrattamente nel piccolo parco posto a fianco della vecchia chiesa, ripassando mentalmente il mio incerto inglese in vista del prossimo esame. Indossavo il mio solito completo grigio scuro che suscita l’ilarità degli amici, i quali sostengono che, così agghindato, abbia le sembianze di un parroco di provincia. Il caso volle che incappai in un’individuo che vagava, con aria affranta, nello stesso luogo. Sarà stata l’ossessiva ripetizione di frasi fatte, nella lingua oggetto dei miei studi, o la voglia di recitare la parte del benefattore o l’onesta volontà di aiutare un animo sofferente…fu così che, incrociando il suo triste sguardo esclamai: “God bless you!”. Con mio stupore vidi il volto dello sconosciuto illuminarsi. Mi strinse le mani ed esordì con un teatrale: “è il cielo che la manda”, chiedendomi di confessarlo all’istante. Mi resi conto di aver esagerato. Un’innocua benedizione si stava tramutando in una pericolosa confessione. Tanta era l’insistenza dello sconosciuto che, dopo una non breve riflessione, accettai. Fu una buona azione: i peccati del penitente erano poca cosa e fui sollevato nel constatare che la mia bugia a fin di bene, aveva reso sereno quell’individuo che, sino a poco prima, era in preda alla disperazione.

Sudavo freddo. Vagavo senza meta in balia di una profonda angoscia. Ero in cerca di un alibi. All’improvviso mi imbatto in uno strano sacerdote, alto, giovane, dall’aria tronfia da primo della classe che, senza motivazione alcuna, si rivolge a me in inglese:”God bless you”. Era un segno! La nostra mente è in grado di elaborare in pochi secondi pensieri complessi. Accolsi d’istinto la mano che il destino mi stava tendendo: chiesi al prete di confessarmi. Lo vidi esitare. Dovetti insistere. Stranamente rifletté a lungo prima di accettare. Sciorinai una serie di blandi peccati farlocchi che presupponevano un’assoluzione certa e piena. La ottenni senza difficoltà, insieme all’agognato alibi. Avevo appena ucciso mia moglie.

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