In difesa della poesia

Laura richiuse la porta alle sue spalle. La serata appena conclusa l’aveva commossa: le sue amiche di penna erano state veramente deliziose a organizzare, a sorpresa, la festa per il suo compleanno. E questo nonostante la Tea-room del Bellavista, ritrovo settimanale del loro circolo Poesia e Chicchi di caffè, fosse interdetta nella stagione invernale.

Stringeva ancora il cofanetto contenente i sette libri dei suoi poeti preferiti – Whitmann, Dickinson, Keats, Donne, Hikmet, Transtromer, Strand – ulteriore segno di attenzione e ascolto nei suoi confronti.

E le sorprese non erano finite. Sul tavolo della cucina un pacco regalo l’attendeva. Solo la sorella poteva esserne l’artefice.

Con un sorriso tirò il lucido fiocco rosa che racchiudeva l’involucro e aprì il biglietto infilato tra le pieghe della carta crespa verde salvia.

Per le tue fredde serate invernali, ora che il Circolo è in letargo! Si può anche giocare da soli. Benvenuta nel trentennio, inguaribile sognatrice. Auguri. Giulia”.

Incuriosita dal riferimento alla sua passione letteraria, la neo festeggiata liberò con delicatezza la scatola dall’abbraccio della carta su cui, sparse e di diverso colore, erano attaccate quattro farfalle realizzate con lo stesso materiale.

Era un gioco da tavola dall’intrigante nome “Terra, acqua, aria, fuoco. Racconti poetici del Creato”.

Sollevò il lucido coperchio e trovò allineate in fila orizzontale, adeguatamente protette da sacchetti di imballaggio, quattro sfere di vetro nel cui interno, miniaturizzati, erano racchiusi paesaggi rappresentanti i quattro elementi del cosmo. Scrollandole, la scena si animava grazie al movimento di corpuscoli colorati immersi in un liquido. Ogni globo era caratterizzato da un basamento di legno di tinta diversa.

Nel primo, marrone, una foresta di alberi spogli si ricopriva di minuscoli fiocchi bianchi. La Terra.

La seconda sfera, giallo oro, racchiudeva una messe di grano dorata. Microscopiche gocce ialine azzurrate simulavano una pioggia copiosa che, cadendo, piegava le spighe mature, come fossero agitate dal vento. L’Aria.

La terza, blu mare, accoglieva una serie di scogli marini e il materiale movibile, in questo caso bollicine celesti, si infrangeva sulle coste rocciose, donando un effetto schiumoso. L’Acqua.

Infine, l’ultimo globo, rosso scarlatto, mostrava al proprio interno un imponente vulcano conico, sulle cui pendici pietruzze rosso fiamma lasciavano immaginare un’eruzione lavica in corso. Il Fuoco.

Estratte le quattro palle di vetro venivano alla luce altrettanti mazzetti di carte, il cui dorso diversamente colorato stava ad indicare l’appartenenza ad ognuno degli elementi cosmici.

La suddivisione consisteva in quattro precise categorie: Aforismi, Incipit, Luoghi, Immagini, ognuna delle quali, a sua volta, distingueva le quattro colorazioni dei piedistalli delle palle.

Laura scelse subito il mazzo degli Incipit estraendo a caso tre carte.

Ognuna di esse, nella pagina scritta, portava l’indicazione: Continua tu …

Il grazioso popolo dei boschi
mi riceve cordialmente …. (Emily Dickinson)

Non so dove i gabbiani abbiano il nido,
ove trovino pace … (Vincenzo Cardarelli)

Ascoltavo la pioggia.
Una goccia scavava … (Marisa Cossu)

Passò poi alle Immagini, scegliendo quelle riferite alla Terra, l’elemento più vicino alla sua indole.

Le fotografie, di famosi artisti naturalisti, erano realizzate con obiettivo macro e ritraevano suggestivi interni di fiori, schiuse di crisalidi, pietre preziose dalle cui faccette triangolari riverberavano fasci di luce, foglie secche brinate…

Anche in questo caso, su ognuna veniva offerto lo stimolo: Tu sei …

Si concentrò quindi sugli Aforismi e sfilò dal mazzo una carta rossa; questa volta l’indicazione era: Scrivilo con versi tuoi …

Si può avere un grande incendio nella propria anima, eppure nessuno è mai venuto a scaldarsi. (Vincent Van Gogh)

Infine, sempre casualmente, estrasse anche tre diverse carte di Luoghi, dove veniva raccomandato: Ambienta qui l’elemento opposto …

Cascata, Miniera, Camino.

Laura pensò alla sua sorellona. Giulia, di nove anni maggiore, era un’affermata Ingegnere informatico e, come tale, concepiva le parole esclusivamente ad uso e consumo di codici binari, linguaggi di programmazione, algoritmi, hardware e software. Il suo vocabolario era matematico, preciso, meticoloso. Lontana anni luce dal verso poetico, considerava tale arte qualcosa di effimero, inconcludente, inclassificabile.

Eppure era riuscita a scovare per lei un regalo così prezioso. Questo era vero amore.

Accantonò risolutamente il voluminoso manuale delle istruzioni, dove probabilmente venivano spiegate le tecniche per scrivere e raccontare storie in versi.

Quel magmatico contenuto appena visionato non aveva bisogno di regole da seguire, attendeva solo di prendere consistenza attraverso la gioiosa combinazione di parole, neologismi, metafore, simboli, distorsioni del tempo e dello spazio, aggregazione di aggettivi e luoghi surreali.

Dove una nuova lingua contemplava l’universo con gli occhi dell’anima e diventava spazio immaginario in cui naufragare in mezzo a lucenti onde agitate .

Dove, nell’interpretazione del mondo, tutto diventava possibile: un gabbiano infuocato dal volo nel sole; gli alberi blu partoriti dal mare; il mantello di neve regale come un leone.

Dove la radura faceva respirare il cuore del bosco e dove il fiume non scorreva mai uguale a se stesso.

Gli occhi di Laura brillarono perché il poetare era la sua libertà di cantare, di rompere gli schemi, di allentare i sentimenti, di abbandonare la ragione e di tuffarsi nella propria follia.

Pur sapendo che ogni parola poi si disperde, vola via lasciando un’impronta effimera, come orme dei cervi sulla neve prima che il primo raggio di sole le cancelli.

E pur tuttavia immortale perché sempre, come le stagioni, ogni volta faceva ritorno in altre sembianze.

Agitò l’una dopo l’altra tutte le quattro palle di vetro, le appoggiò sul comodino perdendosi in quei volteggi di pulviscolo colorato.

Si stese sul letto e un frullio di ali invisibili dolcemente l’accompagnò nel magico regno dei sogni.

Esercizio: Trasforma questa poesia in un racconto:

Difesa della poesiaBenjaměn Prado
 
Dal disordine del mare
Sorgono i boschi
dal suono di un bosco
lo scarlatto
copioso del freddo.
La pioggia
È un dio d’oro
E l’inverno un leone bianco sulla pelle.
Ogni parola
a volte
riflette uno sguardo
una tormenta su un lago oscuro.
Materia azzurra.
Luce costruita.
Sempre
è stato impossibile nominare più di una volta un fiume.
La chiarezza si spegne.
Il fuoco
Si consuma
ogni poesia è un angelo abbattuto.
Guardo la sera gelata
Tende bianche
e caffè vuoti.
Dentro la mia poesia
simile
a quelle piccole palle di cristallo che si agitano
e nevica all’interno
ci sono notti calde
alberi del colore del mareggio.
Nella memoria esistono spiagge dolci
gabbiani infuocati
che propagano il sole.
Esiste un vento
dorato che illumina il cuore dei boschi
che disperde la luce e allontana i giardini
dalla loro vegetazione organizzata.
Siamo stati angeli tristi che tornavano.
Angeli che non esistono
ma lasciano le loro impronte sulla neve.
Angeli solitari
che propagano il sole

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