Un professore intransigente

Al liceo Cesare Battisti è giorno di esami. Il Prof. Manzoni è pronto col registro ben aperto.

Buon giorno a tutti. Allora che cos’è tutta questa ressa? Un po’ di efficienza per favore. Tutti quelli che devono fare l’esame con me sono pregati di mettersi in corridoio. Mi raccomando, al minimo accenno di cicaleccio mi alzo e sospendo le interrogazioni. Un avvertimento che valga per tutti: voglio risposte brevi e sintetiche e soprattutto curate l’accento. Vi ricordo che qui siamo a Firenze, la culla della lingua italiana. Quindi per la mia materia Lettere Antiche e Moderne esigo la massima cura nella dizione. Bene, possiamo iniziare.

Avanti la prima: Marta Badessa. Marta Badessa. Non c’è? Allora venga Luisa Borghi.

Luisa Borghi: Buongiorno professore

Buongiorno. Attenta signorina Borghi. Sarò generoso. Mi parli di ciò che vuole.

Luisa Borghi: … dunque, a me mi piacerebbe …

Ferma. La blocco subito. Dov’era dieci minuti fa? A me mi … Le sembra italiano questo? Vada. Si ripresenti al prossimo appello. La prossima: Rosa Castelli

Rosa Castelli: Eccomi prof (masticando la gomma americana)

(tira un po’ giù gli occhiali e squadra la studentessa) Complimenti! Le ricordo che qui siamo in un’accademia, non in una stalla. E questa è una cattedra, non una mangiatoia. Inoltre, è questo un abbigliamento consono alla circostanza? Maglietta e scarpe da tennis! E l’accetta, dove l’ha lasciata, nel bosco? Per favore, provveda a ritornare in mia presenza solo dopo essersi messa a posto i capelli, che così mi sembra un bobtail, e quantomeno dopo aver indossato una giacca. Chi c’è adesso? Ah sì, Franca Contessa.

Franca Contessa: buon giorno professore

Allora, signorina Contessa, mi vuol descrivere l’influenza del Dolce Stil Novo nel mondo dell’arte?

Franca Contessa: Dolce Stil, Novo, sì. Il Dolce Stil Novo …. Come dire

Come dire? Mi vuol fare venire la febbre a quaranta? Quanto sento pronunciare quella espressione divento una belva. Potrei farla volare fino ad Empoli con la velocità di una meteora caduta dal cielo. Esca immediatamente dalla mia vista.
Chi è la prossima?

Marta Badessa: Professore, sono Marta Badessa, mi aveva già chiamata.

Ah, ben arrivata! Fatto tutto con comodo?

Marta Badessa: Mi scusi, professore.

Prego, prego. Vuole recitarmi a memoria i primi versi dello Zibaldone di Leopardi?

Marta Badessa: —–

Ma che fantastica mattina. Lo sa vero signorina Badessa che cosa succede quando qualcuno fa scena muta? La prossima, per favore, Enrica Dini.

Enrica Dini: Buongiorno, professore

Oh, cara signorina Dini. Vedo sul libretto un bel trenta in greco. Vogliamo cercare di mantenere la media? Ebbene, in che periodo storico mi colloca il Petrarca?

Enrica Dini: Sì, ecco. Siamo più o meno nel Cinquecento.

Bene, brava. Dalle stelle alle stalle. Le consiglio di andare ad accendere un cero qui a Santa Maria Novella, perché anche Lei capirà che qui si ferma il Suo orale. Oh, siamo arrivati all’ultima candidata. Monica Fermi.

Monica Fermi: Buongiorno professore

Oh, signorina Fermi! Sa vero che tendo ad essere generoso con il primo e l’ultimo esaminando. Ebbene che argomento vuole esporre?

Monica Fermi: Chiare, fresche, dolci acquette del Petrarca

Sì certo. Chiare, fresche, dolci acquette che scorrean sopra le erbette…. Signorina Fermi, arrivederci alla prossima.

(chiude il registro)

Oh! Che meraviglia! Ho già finito. E dire che avevo negato a mia moglie un pranzo speciale per le nostre nozze d’argento. Beh! Sono sempre in tempo per rimediare.

Spesso rimugino tra me e me che questi giovani d’oggi sembrano destinati a mettere radici in una pazzesca ed eterna acerbezza. Meno male che con la mia magnanime ascendenza riesco a renderli più maturi.

(Usa queste 20 parole per costruire un racconto: scena, acquetta, erbette, Firenze, ascendenza, acerbezza, efficienza, accento, badessa, accademia, contessa, accetta, Empoli, maglietta, cicaleccio, capelli, febbre, stelle, argento, mangiatoia)

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