la vita nuova

Ricordo ancora quel giorno, una mattina come tante, ma la mia vita cambiò.

Mi presentai davanti al capo con la lettera di dimissioni tra le mani.

Dopo l’iniziale stupore, seguì, in conseguenza dell’ormai consolidata confidenza, l’ineluttabile sequenza di domande: perché, cos’è accaduto, contrasti coi colleghi, retribuzione insoddisfacente, problemi a casa, di salute, delusione d’amore e via di seguito.

Certo che la repentina decisione fosse l’effetto di traumi o problemi, il mio interlocutore cercò inutilmente di confortarmi e dissuadermi, ma fui irremovibile. Mi guidava un istinto irrefrenabile, mai sperimentato prima

Nei giorni a seguire fui sommersa da telefonate, colme di preoccupazione per il mio comportamento considerato bizzarro.

Ci vollero giorni per tranquillizzare gli interessati (forse solo curiosi, perché l’agire fuori dagli schemi solletica gli impiccioni) poi, smisi di rispondere, le chiamate si diradarono e decisi di non parlare più.

Che bisogno avevo di scambiare parole componendo frasi inutili, atte solo a riempire un vuoto?

Con gli estranei succedeva di continuo: in ascensore, in coda allo sportello della banca o nella sala d’attesa del medico. E gli amici? Quante serate piene di niente, parole che aleggiavano sopra le nostre teste per colmare insulsi momenti oziosi. Volevamo comunicare e ci riscoprivamo incapaci di farlo. Frasi banali, luoghi comuni, discorsi replicati, riportati, rimaneggiati, rielaborati ma sempre gli stessi e sempre,  inevitabilmente, vuoti.

Ora, ogni mattina, al risveglio, godo di una pace nuova: nessun pensiero cupo sulla giornata appena iniziata, nessuna preoccupazione sul tempo che, scorrendo veloce, mi avrebbe impedito di portare a termine la quotidiana lista delle cose da fare, nessuna lista di cose da fare, nessun turbamento per eventuali incontri sgradevoli. Niente può scalfire la conquistata serenità del mio eremo.

Pensano possa impazzire, sola, muta e rinchiusa, ma io so che è là fuori, dove trascorrevo le giornate galleggiando nel nulla, il luogo ove serpeggia una contagiosa follia.

La solitudine, la clausura, il silenzio, sono la mia ricchezza e il pettirosso che la mattina poggia le sue esili zampe sul bordo del mio vaso di rose è la conferma che ancora vivo nel mondo, nella sua parte migliore.

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