al bivio

L’uomo sedeva assorto scrutando, al di là della finestra, un punto lontano all’orizzonte.

Seduto sulla piccola sedia di formica un tempo di colore bianco ed ora segnata dal tempo, in quella stanza asettica e triste come lo sono sempre gli ambulatori medici, attendeva ansioso il proprio turno.

Da qualche tempo accusava quel lieve disturbo che, col passare dei giorni, giorni in cui aveva sperato invano di vederlo scomparire, gli aveva generato uno sgradevole stato di indistinta preoccupazione.

Ciò lo infastidiva, rendendo le sue giornate grigie. La musica, amica di sempre e suo calmante naturale, non riusciva più ad allietarlo; la visione del cielo, dei fiori, del mare, più non bastavano a riappropriarsi del piacere di vivere. Tutto si era fatto di colpo oscuro e incolore.

Il medico l’aveva rassicurato: sì, non era cosa da poco, ma risolvibile.

Ora attendeva, come l’accusato attende il verdetto della giuria, con una crescente ansia, incapace di formulare pensieri coerenti.

Attendeva che il medico, questa divinità laica, riparasse quel corpo ammalorato e sostituisse, come un meccanico scrupoloso, il pezzo difettoso e lo riportasse alla sua vita.

Dov’era finito il suo mondo? Era improvvisamente divenuto piccolo e buio, solo la ritrovata salute poteva riaccendere luci e colori.

Ora non c’era spazio per pensare alle guerre, di cui quotidianamente leggeva con avidità i resoconti giornalistici, alle catastrofi ambientali, alla politica.

E i profughi? I senzatetto? I femminicidi? Le vittime dei cicloni, dei terremoti delle valanghe?

Che mi importa. Il mio insignificante mondo è minacciato dal morbo ed io me ne fotto del resto!

Dal suo cuore era scomparsa la pietà, l’empatia, la solidarietà, la compassione.

Siamo piccoli esseri meschini.

Come un refolo che da una fessura si insinua e ci raggiunge sorprendendoci, così lo assalì, trovandolo disarmato, un cupo pensiero: vi era la possibilità che la sua vita cambiasse, che non potesse riavere la sua realtà.

Era pronto a un cambiamento?

Reclamava la propria esistenza, la rivoleva intatta, la pretendeva, la esigeva!

Avrebbe dato tutto.

Mente chi sostiene che ogni cosa abbia un prezzo.

Sussultò quando comparve l’infermiera col sempiterno “avanti un altro”.

Con passo deciso oltrepassò la soglia verso una possibile nuova dimensione mentre sul viso si alternavano diverse espressioni, come in un lungo discorso muto: paura, preghiera, sfida, minaccia.

Ridammi il mio mondo!…ti prego…

La porta si chiuse alle sue spalle.

Il futuro è inconoscibile.

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