Racconto d’agosto

Quando la navicella toccò il suolo terrestre atterrò, silenziosa come una farfalla su un petalo, tra gli ulivi millenari di una infuocata campagna pugliese.

Era il primo giorno di un torrido agosto.

Quello che vide la creatura proveniente da chissà dove fu una distesa di alberi ritorti, avviluppati su loro stessi, curvi come anziani provati dal peso della vita.

Lo straniero si avvicinò guardingo ad uno di essi.

Aveva una missione: rilevare forme di vita. Portava con sé un sofisticato apparecchio atto all’uopo.

Appurato che della linfa vitale scorreva all’interno di quell’individuo(?), fece il suo primo rapporto: “Rinvenuto forma di vita terrestre: appaiono pacifici, statici, poco comunicativi, non ostacolano le mie azioni. Proseguo sopralluogo”

Raggiungendo un’altura vide per la prima volta il mare. Quell’immensa distesa scura, fluida, a tratti luccicante al prorompente sole estivo, dal movimento quasi impercettibile, riempì gli occhi dello straniero che, per un attimo, videro solo un infinito grande BLU.

Abbagliato da tanta bellezza, affascinato da questa superficie liquida, catturato dal suo colore cangiante, pur non avendo conoscenza del passato di quel luogo, avvertì un’emozione simile alla nostalgia, un misto di pace e tristezza: il mare, come un’eterea Sherazade, sembrava raccontare, senza parole, le infinite avventure, le mille storie di cui era stato protagonista: storie di partenze fiduciose, di allegria vacanziera, di traversate pericolose, di sanguinose scorribande o faticose battute di pesca.

Durante la sua permanenza l’alieno studiò pesci, uccelli, insetti, piante e fiori ma, in quel raro angolo di paradiso, non transitò mai alcun essere umano.

Ogni esistenza è “lunga una vita intera”, che sia l’unico giorno di una effimera o i cento e più della tartaruga.

Dopo un mese, l’individuo venuto dalle profondità dello spazio, sentì che la propria fine era vicina e comunicò via radio l’ultimo rapporto, congedandosi dagli amici lontani:

“Il pianeta è meraviglioso! Nulla nel cosmo è paragonabile alla terra.

Ho analizzato tutto ciò che ho visto e studiato le relative composizioni chimiche ma, dell’ultima grande scoperta, non posso fornire alcun dato scientifico, non riesco a trovare alcuna formula che ne chiarisca l’origine. C’è qualcosa di misterioso in questi luoghi, dai quali ormai non vorrei più separarmi, qualcosa che inspiegabilmente mi trattiene.

Concludo qui la mia esistenza e non vorrei essere altrove. Questa la mia culla, tra questi colori, queste varietà di esseri magnifici, tutti diversi ma egualmente meravigliosi, immerso in questo paesaggio del quale sento inevitabilmente di fare parte.

Osservando la terra credo di aver sperimentato, senza che possa spiegarlo a voi miei cari fratelli lontani, l’Amore.

Passo e chiudo.”

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