Arringa

Detesto i negozi di cosmetici, lo giuro.

C’è una puzza insopportabile (che chiamano profumo!) che mi irrita il setto nasale generandomi un persistente voltastomaco.

Gli scaffali sono colmi di sostanze inutili, il cui compito è unicamente quello di nascondere ciò che comunque è: imperfezioni, inestetismi, pallore o eccessivo rossore…palliativi a caccia di una bellezza che non c’è.

Detesto vedere le signore agèe con il rossetto debordante, le palpebre azzurro puffo, le ciglia nere corvine il cui colore impietosamente scivola intaccando spazi a lui non destinati, le unghie lunghe, sbeccate e mal colorate.

Mi intristisce questa ricerca di una bellezza eterna, questo desiderio di non invecchiare, questa voglia di non morire.

Odio la visione delle clienti che, come oche starnazzanti, esultano per i nuovi colori a la page mentre commesse distratte cercano senza grande impegno di indurle all’acquisto.

Non sarei mai entrato in un simile caravanserraglio, lo giuro!

Ma poi… è arrivato Lui a ridare dignità al trucco, a rendere indispensabile l’uso di quelle tinture per acquisire il potere di correggere gli errori del destino.

Come sopravvivere in un mondo che funziona alla rovescia, dove solo prepotenti e gente di malaffare riesce ad avere la meglio? Ora c’è Lui… e da oggi anch’io, mi son detto

Lui:  Joker.

Lui che del trucco ne ha fatto una bandiera, un simbolo.

Un sorriso disegnato sul più disperato dei volti, un ghigno che nasconde le tristezze della vita, i soprusi, le violenze e i patimenti, subiti a causa di un’umanità che più non è degna di questo nome.

E con quel sorriso ridà voce a chi è stato zittito dalla brutalità, a chi è stato escluso, oltraggiato, deriso, calpestato, ha riequilibrato la lotta tra il bene e il male e con il suo sorriso rosso in campo bianco ha portato giustizia dove non era possibile in altro modo ritrovarla.

Per queste stesse nobili ragioni ho fatto quel che ho fatto, ho solo seguito il mio Maestro, era mio compito.

Il suo nome mi risuonava nella mente da giorni, ho DOVUTO farlo, era ed è la mia missione.

Per questo motivo sono entrato prepotentemente in quel negozio sottraendo quelle tinte bianche, rosse e verdi.

Sono consapevole del fatto che avrei dovuto pagarle, ma pure quei prezzi mi sono sembrati pari ad un sopruso!

Ho pensato fosse l’occasione per mettere in atto il mio primo intervento in nome della giustizia, signor Giudice.

Per queste ragioni mi proclamo innocente e invoco la clemenza della corte!

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