Il bidet

Quando nel giorno del 50° anniversario di matrimonio Mr. Jefferson aprì la busta consegnata dai figli, esultò e subito la sventolò con eccitazione davanti al collo allungato di un’incuriosita Mrs. Jefferson.

Da una vita intera sognava l’Italia, soggiogato da mirabolanti narrazioni di sole, mare, cucina, musica e cultura. Ormai, a ottant’anni, si era rassegnato a rinchiudere nel cassetto il desiderio di un viaggio, ma ora che le sue mani stringevano un biglietto aereo e un soggiorno prepagato di dieci giorni sulla costa ligure, realizzò che la grande avventura stava per iniziare.

Man mano che il giorno della partenza si avvicinava, la trepidazione e un entusiasmo quasi infantile aumentavano.

Ed eccoli infine, i due attempati coniugi inglesi in suolo italiano, prendere possesso della villetta in un pomeriggio di tarda primavera.

Mr. Jefferson, dopo una garrula sequenza di beautiful, wonderful, lovely, e sorrisi, e inchini, ed esplosioni gioiose di stupore e sorpresa per ogni apparizione avvenuta nella trasferta dall’aeroporto a Bordighera, al fianco di una Mrs.Jefferson non altrettanto gaudente e leggermente diffidente, finalmente poté aprire i battenti della sospirata dimora, depositare i bagagli nell’atrio dell’ingresso e, in prima istanza – magnificando in anticipo il nuovo temporaneo spazio di vita – avviarsi subito alla ricerca del bagno.

Liz, che meraviglioso popolo questi italiani! Non solo gentili, premurosi, cordiali, attenti, ma anche particolarmente rispettosi verso il genere femminile. Pensa che hanno previsto un doppio WC per Gentlemen e Ladies” informò Joseph, piacevolmente stupefatto dopo l’ispezione del vano.

Josi, non esagerare adesso. Anche noi a casa abbiamo i doppi servizi” Liz, già indaffarata nella perlustrazione degli elettrodomestici della cucina, parve insofferente alla banalità udita.

No, no, non hai capito. Vieni a vedere!”

Un po’ riluttante Liz lo seguì nella zona notte, raggiungendo la stanza da bagno prospiciente la camera da letto.

Guarda!”

Nella parete ovest del locale, accostati l’uno all’altro, spiccavano fissati al muro due sanitari: il primo, il classico water sormontato da una variopinta tavoletta di legno; il secondo, di una nuda, immacolata ceramica bianca, era invece più stretto e basso del contiguo fratello.

Liz scrutò minuziosamente quell’ultimo misterioso oggetto, del tutto sconosciuto e assente nelle abitazioni di oltre Manica.

Sei proprio un provincialotto”, sbottò con gran sicumera e, compiaciuta del proprio spirito di osservazione, continuò: “Non vedi com’è piccolo lo scarico? Bizzarri questi italiani che distinguono il grosso dal liquido”, e con tale spiegazione congedò l’ovvia diversa destinazione dei propri rifiuti corporei, non mancando di criticare, in un muto dialogo con sé, la disdicevole sostituzione del rassicurante rotolo di carta igienica con due candide salviette di lino ricamato. Da buona pragmatica qual era, non solo reputò sconveniente tale usanza, ma pensando all’iperattivismo secretorio tipico dell’età avanzata, tentò un rapido conto del numero di asciugamani necessario nelle 24 ore.

Uno sproposito.

Ah,vedi? E comunque superlativi lo stesso, loro sì che badano all’igiene: in questo modo i batteri non si mescolano” proseguì Joseph, sempre più favorevolmente colpito da tradizioni così dissimili dalle loro.

Quando fu il turno di Liz di sperimentare cotanto splendore incontaminato (dopo tutto a qualsiasi età è bene essere aperti alle novità), sospirò davanti alle inequivocabili gocce color paglierino cadute vicino al miscelatore e alle altre, solitarie, giacenti sulle piastrelle del pavimento. L’1 e 90 di altezza del marito e una mira esercitata per anni verso un bersaglio più ampio – omettendo ogni riferimento alla potenza della gettata affievolita dal tempo – avvaloravano i dubbi di Liz sulla decantata efficacia della doppia scelta igienica.

Altrochè pensare alle donne! Questo affare va bene per gli uomini giovani” mormorò tra sé e sé, invidiando i ben noti orinatoi verticali, che a differenza di quello stupido aggeggio in piano, garantivano una migliore pulizia.

Calò tuttavia le mutande e si predispose a testare siffatta delizia, rabbrividendo di freddo quando le cosce si adagiarono sui bordi del mini water.

Con qualche incertezza asciugò la zona intima utilizzando la salvietta poggiata sulla mensola e, in attesa di capire se deporla nel cesto della biancheria sporca o destinarla a nuovo impiego, la appallottolò e la depose sul pavimento.

Raggiunse poi il marito in giardino, trovandolo in estatica contemplazione del prato, rigorosamente all’inglese.

Certo che ci sanno fare questi italiani! Nulla da invidiare al nostro”, commentò festosamente Joseph mentre aspirava una lunga boccata di fumo dalla pipa.

Sì, sì, può darsi. Però guarda che, tornando ai due water, io direi che facciamo come a casa nostra: non riuscivo più ad alzarmi da quel maledetto trabiccolo, con la mia gonartrosi” fu la definitiva sentenza decretata da Liz.

Nei giorni successivi, grazie a un’insistente pioggerellina giunta quasi ad hoc per non deludere i due anglosassoni ad essa assuefatti, il bidet diventò il provvido sgocciolatoio di ombrelli e soprascarpe.

Mrs. Jefferson avrebbe avuto qualcosa di interessante su cui spettegolare con le amiche al suo rientro.

Esercizio: “Usi alternativi e significato simbolico del  bidet

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