Mi fissi, di sguincio, col tuo occhio destro.
Pare inespressivo ma io ci leggo, oltre alla parsimoniosa fiducia (non fuggi via e mi consenti di accarezzarti mentre sembri sonnecchiare) una sempiterna diffidenza.
Tu, eterna preda, sei consapevole di non poterti concedere con leggerezza a chi afferma di amarti.
Dovresti insegnare a noi donne questo “amore guardingo”: quell’abbandonarsi all’altro con occhi socchiusi ma con le orecchie sempre ritte, pronto a cogliere quella nota stonata che fa scattare le tue possenti zampe posteriori in una giustificata e veloce fuga.
Anche noi la sentiamo quella nota, sentiamo lo scricchiolio, quel suono stridente.
Ma restiamo.
Incantate, ipnotizzate, dimenticando la saggia prudenza.
E restiamo.
Immobili, inerti e inermi. Senza alcuno scatto, senza fuga.
Saggio coniglio, dallo sguardo ingenuo e dal sagace istinto…
potessi parlare… potessi insegnare…
