Da “Argo il cieco” di Gesualdo Bufalino

Venne il giorno del gran ballo all’aperto, un martedì sera, ch’era il ferragosto del cinquantuno.

[…] Mi alzo, m’affaccio dalla ringhiera sulla tenebra della valle.

C’è un silenzio! Benché, voltandomi, turbina il girotondo di commovente illusione, girano dame con cavalieri, sorridono, ridono i futuri defunti, le future buonanime del millenovecentonovantanove… Ignari che un’orda invisibile di neonati e neonate, chiusa per ora nei loro lombi, nelle loro pance fasciate di seta, li avrà presto respinti nel fosso; ignari che l’orda stupida del futuro galoppa invisibile dietro di loro, incalza alle reni con una lancia questo minuto di volatile, inutile felicità…

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